Una montagna di zucchero a velo

Io vivo in una terra di frontiera, a cavallo tra colline erbose, coltivate ad ulivo, e montagne silenziose, con boschi di macchia mediterranea, querceti, antiche vigne abbandonate che suscitano una lontana nostalgia.

Questi luoghi hanno il nome di Mont Lucretili, tra la sabina ed il reatino.

A volte, in inverno, mi sveglio e vedo monte Gennaro innevato a metà, come quando si spolvera lo zucchero a velo sulla sommità di un bel dolce sfornato da poco. Con la differenza che non c’è l’aroma del dolce, ma un’aria pungente, aspra, profumata di freddo, e la neve, quella splendida dama in abito bianco, splende quasi sorridendo.

Va a coprire querce, faggi, roveri, siliquastri, edancora arbusti di mirto, cisto, olivastro selvatico, profumato elicriso..

Ma la osservo da lontano, perchè la mia casa è a fondovalle, un poco sopra il letto di un fiumiciattolo che ha lo strano nome di Rio Moscio. Per il significato, fate voi.. in fondo, si gonfia solo se sollecitato da ingenti piogge, quindi non si offenderà.

Questa mattina, la neve è meravigliosa. Prego che non si sciolga troppo in fretta, altrimenti le fate del bosco non potranno santificare questo giorno. E le streghe, quelle umane, che vivono a metà tra un mondo tangibile ed un mondo spirituale, non potranno godere dello spettacolo della natura che riposa nelle tane.

Questo è anche luogo di case abbandonate, piene di fascino e mistero. A volte, nelle mie peregrinazioni, ne immagino la vita di un tempo, la pienezza, il vigore, la quotidianeità. Ora appaiono meste, vuote, ma qualcosa come una sensazione, un formicolio, emerge da quelle vecchie mura, dai tetti sconquassati, dalle macerie di rocce che un tempo ne lambivano i confini. Allora mi appaiono vecchie nonne alle prese con le galline, coi buchi nel pollaio fatti dalle faine, oppure i nonni ed i padri intenti a riparare una porta, oppure a dipingere pareti inondate di sole. Quel sole che in estate brucia la terra, la apre in solchi profondi, misteriosi, pieni di argilla e polvere.

Ma la natura è anche questa: rifiorisce nell’abbandono, molto meglio di quanto possano fare le persone. Tra quelle macerie trovano casa gli uccelli, le faine, le lepri, ed i cinghiali passano di lì per le loro scorribande, insieme ai Tassi che di notte rovesciano le pietre in cerca di insetti ed invertebrati. A volte mi avvicino, e sento il fruscio ed il subitaneo battito d’ali di una ghiandaia. Hanno una voce gracchiante, che ahimè stride con il loro splendido piumaggio, ruggine ed azzurro.

Questo è solo un’assaggio della vita e delle meraviglie del bosco. Vi racconterò delle piante, dei gatti, del mio giardino, di tanti incontri incredibili che in questo luogo, terra di frontiera, sono sempre meno incredibili.. ma solo per chi sa aspettare.

Nicole V. Gelsomini

7 pensieri su “Una montagna di zucchero a velo

  1. Ho letto con interesse il tuo articolo che ci introduce nel tuo mondo dove primeggia la fantasia.
    Le descrizioni del bosco e dei suoi abitanti animali e vegetali risvegliano antiche favole e creano nostalgia di un mondo quasi dimenticato.
    Ti leggerò e mi fa piacere che tu non abbia abbandonato la scrittura
    Grazie

    Piace a 1 persona

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