La befana vien… col freddo!

Che le tradizioni cristiane riprendano con forza quelle greche, romane, e ancora più in là col tempo, quelle celtiche, non è una novità. Ma non tutti conoscono la bellezza, la magnificenza, l’alone di sogno e mistero che circonda le leggende della Grande Dea riguardo i primi giorni di Gennaio, periodo della Candelora.

Per le popolazioni celtiche, questo periodo dell’anno, compreso fra le festività di Yule ( solstizio d’inverno del 21 dicembre) e quelle di Imbolc ( 1 febbraio), rappresentava un nuovo inizio, un periodo di chiusura del vecchio anno, impersonato dalla vecchia Dea ( la befana). Questa vecchina, chiamata dai celti Cailleach, la regina del freddo, ha poi dato ad Andersen l’idea di base della sua favola, “la regina delle nevi“, da cui la Disney ha tratto il famoso Frozen. La Dea, sotto forma della anziana Cailleach, volava nel freddo cielo notturno spargendo i semi dei fiori e delle piante, che presto sarebbero germogliati dopo l’Imbolc. nella tradizione romana, essa era Diana, una delle molteplici forme della Dea Madre.

In scozia vi sono molteplici Cailleachan, ed esse sono molto simili alle moderne streghe, con la differenza che rappresentano il lato distruttivo della natura, e le accompagnano vento e tempeste, anche nei primi giorni della primavera.

La befana, ovvero Cailleach, offre ai bambini dei doni, che nelle antiche leggende sono i semi, ed ovviamente essi rappresentano una nuova vita, la fecondità della terra, ricche messi ed ancor più ricchi raccolti.

Oggi queste leggende si sono in parte fuse con quella della befana cristiana, la vecchina incontrata dai Re Magi sulla strada per Betlemme. Essi, seppur per un momento, persero la luce della stella cometa, e bussarono ad una porta per chiedere la direzione giusta. La vecchina venne poi invitata a proseguire con loro, ma diniegò a causa del freddo della notte, rintanandosi in casa. Dopo qualche ora sentì il rimorso, e armata di bastone si incamminò. Ma era troppo tardi e non trovò mai più la strada. Tuttavia, ogni notte a seguire, avrebbe bussato alle porte delle case chiedendo se vi fosse un bambino di nome Gesù. Da questa storia nasce la “nostra” befana, che porta doni a tutti i bimbi, ma che in realtà sono doni per Gesù.

E la calza, vi chiederete voi? I bambini, sapendo che anno dopo anno la vecchina sarebbe tornata a bussare, avrebbero lasciato calze per scaldarle i piedi, e cibo per allietarla. Ma lei, come ringraziamento, avrebbe poi mangiato il cibo, lasciando invece nelle calze un dono per i bravi bambini, e carbone per quelli cattivi. Notate qui come la contaminazione con la figura della Dea ritorna a farsi forte: Ella è onniscente come la Cailleach nordica, conosce la bontà oppure la cattiveria di tutti i bambini, e si comporta di conseguenza.

Ecco a voi una bellissima poesia di Renzo Montagnoli:

“Ti sento nel vento d’inverno Dea.

Il tuo respiro è gelido e porta il sonno del bosco.

Solo l’abete, il vischio e la frondosa edera possono dialogare con te senza perdere l’alito della vita.

Aghi di ghiaccio sull’acqua sono i tuoi gioielli.

Addormenta la vita… in attesa del Nuovo Sole.”

Vi lascio con questo mio disegno invernale. Un abbraccio di Sole a tutti!

2 pensieri su “La befana vien… col freddo!

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